Una configurazione inizialmente precisa, simile a un’opera di pietra cesellata, si scontra con il suo inevitabile processo di dissoluzione, evidenziando un conflitto tra la staticità e la fluidità del cambiamento. Questa metamorfosi, accentuata dal tempo che scorre della festa , rivela una vulnerabilità inaspettata, con la rigidezza che, una volta simbolo di potenza, cede alla pressione del cambiamento, sollevando dubbi sulla solidità iniziale.
Andrea De Liberato vive e lavora a Milano. Il suo esercizio si configura come una vibrante esplorazione della potenza e della violenza latente nelle rappresentazioni visive, scavando a fondo nelle strati sottili di significato intrinseci alle immagini del nostro tempo. Con occhio acuto e precisione formale, smaschera le complessità della società contemporanea, canalizzando la forza iconica attraverso composizioni visivamente incisive.
“Nel cuore di una fredda pietra, l’eternità pare scolpita,
la sua storia racchiusa in venature dure come il destino.
Ma l’ardente carezza del tempo, un bacio sottile,
scioglie il suo manto di silenzio, rivelandone il mistero divino.
La pietra, testarda custode di segreti secolari,
si abbandona al calore lento di un sole gentile.
Le sue spigolose certezze si fanno fluenti,
come un racconto che si snoda, riscrivendo il suo profilo.
Gocce invisibili di tempo solcano il granito,
una danza sottile, un lento addio alla rigidità.
Le rughe della pietra, una volta severamente incise,
ora si sciolgono, si fondono in un canto di libertà.
Il cuore di pietra, apparentemente indomito,
si apre come un fiore nel tepore del cambiamento.
I contorni netti, ora sfumano come ombre al tramonto,
e la durezza cede, svelando la sua vera essenza di sentimento.
Nel suo dirimersi, la pietra diviene poesia liquida,
una melodia che risuona nei corridoi del tempo.
E così, nel fluire costante della vita che abbraccia,
la pietra si trasforma, eterna e al tempo stesso effimera.”