L’immagine opera come dispositivo di riattivazione storica. Il ritratto sposta la rappresentazione verso una politica della memoria in cui il corpo diventa archivio, resistenza ed enunciazione insurgente.
Kelly Cayubamba Quispe, artista visiva peruviana e direttrice artistica della comunità Quechua Chanka ad Ayacucho, in Peru. Creatrice di Chirapa (arcobaleno), che rappresenta la ricchezza cromatica del mondo andino. È un progetto alternativo con approccio decoloniale che affronta la memoria e l’identità a partire dalla costruzione dei nostri abiti e oggetti d’arte.
Gringos Go Home
Appropriazione e rilettura dell’archivio visivo del conflitto interno. L’opera problematizza la relazione tra violenza, rappresentazione e potere, articolando il territorio come spazio di disputa simbolica e di sovranità nella contemporaneità.
Warmikuna mana manchakuq
La sonorità come forma di conoscenza situata. L’opera attiva musica e paesaggio come matrici di memoria, in cui il sensibile configura processi di riconnessione con il territorio.
Somos las nietas de las indígenas que no pudiste colonizar
L’immagine propone un’estetica decoloniale come gesto di continuità storica. L’ornamentale e il simbolico operano come affermazione politica, riconfigurando identità, emancipazione e persistenza culturale.
Wara
L’opera articola surrealismo, glitch e temporalità digitale come strategia critica. Il corpo in loop diventa interfaccia in cui il popolare, il tecnologico e il vernacolare si contaminano, producendo un’estetica dell’errore che riconfigura identità, rituale e rappresentazione nell’era postdigitale.
Siamo migranti, siamo arrivati senza niente e torneremo con tutto - collaborazione con @innatosclub
Ghusto Leon, artista latinoamericano poliedrico con base a Milano, connette le radici dei Caraibi attraverso il tatuaggio e il disegno con il suo entorno, cercando così la propria identità. La sua arte simboleggia la resistenza e la resilienza dei migranti del Sud globale.
Tatuaggio collane ispirato ai tessuti della cultura Ye’kwana.
Serie di camionette in ceramica realizzate in collaborazione con @viva_ceramics
Caribes, acrilico e spray su legno.
Selva tropical
Santa mArica è un progetto di creazione e ricerca artistica ispirato alle ballerine travestite del folklore boliviano e alla loro proiezione ad Arica attraverso il Carnevale Andino Con la Fuerza del Sol. L’opera propone immagini con estetica di santini cattolici, protagoniste ballerine trans delle feste religiose, realizzate tramite fotografia, intervento digitale e intelligenza artificiale. Ogni immagine è associata a una preghiera che raccoglie rivendicazioni urgenti della comunità trans, come il diritto a una salute dignitosa, quote lavorative, protezione e riconoscimento nella danza devozionale.
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---> La ricerca si basa sulla storia delle Chinas Morenas Travestis, evidenziate da David Aruquipa come una rivolta estetica, sociale e culturale. La loro irruzione in celebrazioni come El Gran Poder e il Carnevale di Oruro, a metà del XX secolo, sfidò l’ordine eteronormativo abbandonando le maschere rituali e presentandosi pubblicamente da una differenza sessuale esplicita. Con costumi sfarzosi e un’attitudine festosa, trasformarono i corpi di ballo religiosi e aprirono la strada alla partecipazione delle donne cisgender, consolidandosi come agenti di cambiamento in contesti di repressione. All’inizio del XXI secolo, la loro eredità è stata riattivata dalla Familia Galán, ampliando la visibilità delle dissidenze sessuali nel mondo andino.
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---> Le Sante Mariche condensano questa tradizione ribelle e affettiva, inscrivendosi in una devozione popolare latinoamericana in cui figure controverse diventano sacre per rispondere a bisogni trascurati dalle istituzioni. Nell’esposizione compaiono figure come Santa Whapuri Galán, leader trans della Kullawada; Santa Guacolda, protettrice dei cammini; e Santa mArica, madre e rifugio per tuttə, configurando un immaginario sacro che intreccia memoria, fede e lotta collettiva.
Maria Brandolini, fotografa di origine peruviana, nata a Huancayo e attiva a Milano.
La sua pratica artistica si colloca nell’ambito della fotografia contemporanea e integra fotografia concettuale, autoritratto e ritratto, ricerca d’archivio e sperimentazione mixed media. Il suo approccio metodologico si fonda su un’indagine critica delle dinamiche migratorie, dei processi di costruzione dell’identità culturale e delle narrazioni familiari, intese come dispositivi di memoria, trasmissione e appartenenza.
FERMATA MILANO
La serie fotografica Fermata Milano è un progetto di ricerca visiva che indaga la rappresentazione di donne migranti di seconda generazione di origine andina, attive in diverse pratiche artistiche. Inserita nel quadro della fotografia documentaria contemporanea, la serie utilizza il ritratto come dispositivo narrativo e di autorappresentazione, evidenziando processi di costruzione identitaria.
Milano, pur non essendo il luogo di residenza di tutte le protagoniste, assume una funzione simbolica: spazio di convergenza, ispirazione e produzione culturale, oltre che cornice semantica del progetto.
Roberto Jefferson Ramirez Criollo, nato a Guayaquil (Ecuador), 1984, residente a Milano.
Fotografo autodidatta, si avvicina alla fotografia per documentare momenti personali e sviluppare una ricerca visiva. Nel 2012 frequenta corsi di Fotografia di base, Storia del reportage e Post-produzione presso il Circolo Fotografico Milanese, club storico fondato nel 1930, noto per la tradizione realista che ha formato autori come Gianni Berengo Gardin e Mario Cattaneo.
Ha collaborato con il blog Street Photography in the World come social media manager, con Milano Mediterranea ed è membro attivo del Circolo Fotografico Milanese, contribuendo allo staff editoriale della rivista Il Milanese.
MEMORIAS SALVAJES
Il progetto fotografico documenta una celebrazione tradizionale della comunità andina peruviana residente a Milano, incentrata sul genere musicale Huayno, elemento identitario e culturale della tradizione popolare andina.
Milano 2022
Nicole Alejandra Carrion Reyes (1994, Ecuador) è una fotografa con base a Milano. La sua pratica si sviluppa tra documentazione e ritratto, con uno sguardo rivolto a comunità e presenze che abitano la città oltre la narrazione dominante.
Attraverso un’identità ibrida, costruisce un dialogo con le persone che fotografa, creando uno spazio di mediazione tra micro-mondi urbani spesso invisibili e lo spazio presente.
Attualmente sviluppa una ricerca sulla cultura latinoamericana a Milano, documentando
seconde generazioni, ritualità collettive e luoghi informali in cui l’appartenenza prende forma e si ridefinisce.
KAY PACHA
Il titolo, che in quechua indica il mondo terreno, il tempo e lo spazio in cui gli esseri umani
abitano, diventa una dichiarazione di presenza. Kay Pacha guarda al qui e ora: persone di origine latinoamericana che vivono, lavorano e crescono in Italia, trasformando quotidianamente lo spazio che abitano.
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---> Il progetto osserva una condizione contemporanea: vivere tra radici incrociate all’interno di un territorio che non è più soltanto luogo di arrivo, ma spazio di costruzione. Attraverso ritratti e frammenti di contesto urbano, corpi, oggetti, ambienti e dettagli della vita quotidiana, il lavoro rende visibile una comunità già esistente ma spesso poco riconosciuta.
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---> Il lavoro nasce da una posizione interna e attraversata. È uno sguardo che si muove tra
esperienza personale e dimensione collettiva, restituendo una cultura in trasformazione mentre prende forma nello spazio presente.
Llamativa - Ortica, Milano, Italia
Castillo, è un artista visivo, ricercatore della cultura migrante andina in Italia e muralista andino nato in Perù e cresciuto a Milano. Fondatore di Salvajismo, cofondatore di Andinamente, e di collettivi artistici legati alla diaspora latinoamericana in Europa, nel 2009 ha fondato il primo gruppo di Hip-Hop Sudamericano a Milano. La sua ricerca indaga le relazioni tra memoria diasporica, identità decoloniale e pratiche comunitarie nello spazio urbano.
Attraverso simboli della cosmovisione andina, come "La Llama", animale autoctono della cultura Inca, rielabora l’eredità iconografica precolombiana, attivando processi di riappropriazione estetica e culturale.
La Llama Mecánica - Neon Orange 4/20
Baggio Candela
Tra elementi architettonici e negozi di comunità, l’artista sviluppa immagini che documentano e interpretano la resilienza delle comunità migranti. Attraverso le sue fotografie, la cultura latinoamericana della seconda generazione trova spazio nel tessuto urbano italiano, diventando visibile, contemporanea e orgogliosa.
Asia Romero, di origine peruviana e residente nel quartiere di Baggio, si occupa di direzione artistica e scenografia, trasformando gli spazi quotidiani in narrazioni visive che affrontano temi di identità, radici e appartenenza. Il suo lavoro utilizza il quartiere di Baggio come un palcoscenico di memoria.
---> La presenza dell’HUACO dietro la figura nasce dalla mia riflessione sul contesto in cui queste manifestazioni si svolgono. Per me, il huaco rappresenta la memoria storica del Perù, la continuità culturale che permane nonostante i conflitti. Collocandolo accanto a un oggetto contemporaneo di repressione, stabilisco un dialogo tra passato e presente: le lotte attuali non sono isolate, ma fanno parte di una storia più ampia di resistenza e affermazione.
Quest’opera è dunque una sintesi di esperienza vissuta e memoria. È il mio modo di registrare ciò che ho visto e sentito durante le proteste, e di riconoscere che ogni atto, per quanto possa sembrare piccolo, si inscrive in una storia collettiva che continua a costruirsi.
2| 12 dicembre 2022 - Lima, Perù.
Guerreros Modernos (2023)
In quest’opera ho voluto rappresentare una scena che conosco da vicino: quella dei disattivatori di bombe lacrimogene nelle manifestazioni di Lima, Perù. Non la affronto come uno spettatore distante, ma a partire dalla mia esperienza personale nelle strade, dove il fumo, il rumore e la tensione fanno parte del paesaggio.
La figura inginocchiata non è un eroe idealizzato; è un cittadino comune che, nel mezzo del caos, si assume il rischio di avvicinarsi all’ordigno per proteggere gli altri.
La sua postura concentrata e contenuta, riflette quell’istante preciso in cui paura e determinazione convivono. La maschera e il casco non sono solo elementi di protezione, ma simboli di una realtà che ho visto ripetersi: la necessità di prepararsi a resistere. Il gesto di afferrare la bomba lacrimogena è anche un gesto di cura collettiva.
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Disegno: @artygede - SOGNO
Progetto e testo: @uka.amaru
ComunicAZIONE di ospitalità in favore DI cittadino extraCOMUNITArio.
Quest’opera interviene su un documento ufficiale italiano “Comunicazione di Ospitalità in favore di cittadino extracomunitario”, trasformandolo in un paesaggio emotivo. Sulla rigidità burocratica dello stato emerge una valigia solitaria, in una notte intensa che accoglie e rifugia il pensiero, il dubbio, la paura e la incertezza di un futuro migliore.
L’opera mette a confronto due dimensioni: la freddezza amministrativa che regola l’ospitalità e l’esperienza intima di chi migra. La carta che richiede dati, date e firme si trasforma in spazio di frontiera simbolica. I letti vuoti suggeriscono transito e attesa; la valigia incarna la vita ridotta all’essenziale; il cielo profondo apre una tensione tra reclusione e speranza.
L’opera mette in discussione il significato di “accogliere” quando l’ospitalità è mediata da controlli e categorie. È una riflessione visiva su identità, migrazione e dignità: corpi assenti, Muskuy (sognare) Permesso di Soggiorno.
Salvajismo costituisce un rilevante fenomeno socioculturale all’interno della comunità latinoamericana milanese, configurandosi come uno spazio di socializzazione, costruzione identitaria ed espressione culturale. Attraverso una scena musicale latinx diasporica dinamica, il progetto rende visibile la diversità dei percorsi artistici intergenerazionali e il ruolo della musica come pratica di coesione sociale nel contesto milanese, coniugando elementi di tradizione e contemporaneità.
Salvajismo Milano
Salvajismo costituisce un rilevante fenomeno socioculturale all’interno della comunità latinoamericana milanese, configurandosi come uno spazio di socializzazione, costruzione identitaria ed espressione culturale. Attraverso una scena musicale latinx diasporica dinamica, il progetto rende visibile la diversità dei percorsi artistici intergenerazionali e il ruolo della musica come pratica di coesione sociale nel contesto milanese, coniugando elementi di tradizione e contemporaneità.
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