Buka è una situazione di Club fuoriluogo, temporaneo e itinerante.

Per ‘Situazione di Club’, s’intende una forma particolare di Festa propria della cultura urbana globalizzata.

 


 

Manifesto

 


Perché esiste

La Buka crede nella Festa come distillato emblematico della Cultura umana, e crede nella Cultura come naturale espressione dello Spirito umano.

 

La Buka crede che la propria forma, come tutte le forme globalizzate di raduni rituali e di ballo collettivi attraverso le nuove tecnologie elettroniche, possa essere compresa solo nel quadro di una Nuova idea di Cultura animale, spontanea e immanente, come descritta dall’antropologia e dall’etnometodologia.

Già da un secolo i nuovi artisti del Futurismo denunciano che la cultura rischia di morire nei musei; oggi possiamo andare ancora oltre, denunciando la loro idea progressista e critica, che è l’ultimo retaggio della vecchia idea di cultura moderna.

 

In questa Nuova idea, la Cultura, come la Festa, non può essere assimilata alle funzioni mutuo-assistenziali o para politiche, neanche antagoniste; e non può nemmeno riconoscersi nelle cieche battaglie per la ‘crescita’, né la crescita della produzione, assoggettata alle regole del mercato, né la crescita della fama o del consenso, assoggettata comunque alle regole della pubblicità.

 

Non una Cultura superflua, ma neanche una Cultura funzionale e strumentale agli obiettivi della Politica o del Mercato.

 

Una Cultura con un senso autonomo (l’espressione dello Spirito; l’essenza della Comunicazione; la forma fenomenica del Pensiero collettivo; ecc.) e in questo senso ‘fine a se stessa’.

Per questa Nuova idea di Cultura, la musica, il ballo, e la Festa (come tutte le naturali espressioni dello Spirito), devono essere considerati elementi fondamentali del Welfare, inteso come ‘benessere individuale e mantenimento del proprio potenziale personale nella società’.

 

La Festa allora come paradigma della Cultura fine a se stessa, viva, divergente, eccitante, immersiva, rituale.

 

Applicando il linguaggio della psicoanalisi dei nostri giorni a questa antropologia culturale diciamo: la Festa sta alla sociologia come il Sesso è stato alla psicologia.

 

Taboo del linguaggio e disoccultamento dell’inconscio, ma oltre, al di là di ogni funzionalismo positivista, ‘inutilità’ del Reale che non si apre al Simbolico nemmeno inconscio, comunicazione fine a se stessa, sinestesica, totale, Libera da ogni Legge: il Godimento al di là del Desiderio.

 

Ed ecco che appare il Sacro. Nel villaggio globale infatti la Nuova Cultura torna alle origini, laddove arte, scienza e religione convergono.

Qui le giuste ricompense per una libera azione culturale, non sono la Crescita, l’Economia, il Consenso e l’Immagine, ma sono invece la Bellezza, la Socialità, il Significato, il Piacere.

 

 


Come Agisce

Per onorare la nostra visione ed incarnare questi valori della cultura e della festa, costruiamo quindi Situazioni concrete, trasversali e alternative allo stesso tempo, distopiche in senso medico, stranianti ma comunque attuali.

 

Richiediamo incessantemente a noi stessi e agli altri l’apertura e l’esplorazione di territori fisici e culturali, dimenticati o addirittura rimossi.

 

Cerchiamo continuamente di superare i limiti spaziali, mentali e normativi della situazione di Festa, convinti che la Festa sia, come tutta la Cultura, innanzitutto un esercizio di Libertà.

 

Per i ‘praticanti’ la Libertà di fare quel particolare rituale ‘come Dio comanda’, e come devono poter fare per sacrosanto diritto; per tutti gli altri l’esercizio di Libertà di ogni antiproibizionismo.

 

Fuori dalle gabbie della cultura moderna la Nuova Cultura si svincola dalla paranoica ossessione della Sicurezza e del Controllo dei raduni, dei rituali notturni e degli stati di eccitazione collettiva, e già prepara una stagione di educazione e sensibilizzazione che liberi la potenza di queste fondamentali declinazioni dello Spirito. La Festa allora può legalmente riappropriarsi di tutti gli Spazi fisici e mentali, pubblici e privati,  fuoriuscendo dalle discoteche come l’arte è uscita dai musei, come i matti sono usciti dai manicomi e gli omosessuali dal rogo dei peccatori.

 

Per questo Buka è una situazione di Club innanzitutto Fuoriluogo, perchè il luogo della Festa non sia la discoteca come catacomba del rituale ghettizzato dalla vita vera, onanistico, sterile.

 

Per questo stesso motivo Buka ricerca l’appropriazione di spazi simbolici, vissuti ed evocativi.

Per questo Buka costruisce ‘ex Genio Loci’ (dallo spirito del luogo) ogni situazione proposta.

Prendiamo questo concetto dai pagani, e lo usiamo, senza pretese new age, semplicemente nel senso dell’architettura fenomenologica (nata, appunto, proprio sotto il nostro Genio con la scuola estetica di Milano negli anni ‘50). Questa scuola definisce il Genio o Spirito del Luogo come ‘quell’ “opposto” con cui l’uomo deve scendere a patti per acquisire la possibilità  di abitare’. Cioè lo Spirito a cui si oppone il Daimon o Spirito di ogni singolo uomo, sia esso un demone che danza, o di poeta, di sacerdote, di studioso, o di semplice ‘spettatore’ (destinatario? consumatore? praticante?)

 

Anche l’Arte è subordinata al Genio del luogo e all’ ’atmosfera’ della situazione, vale a dire al suo Spirito, alla sua Forma.

 

Cerchiamo di considerare l’arte come elemento della situazione rituale e non suo feticcio (non che la funzione rituale sia condannata a celebrare l’arte del singolo, l’arte come prodotto, l’arte come espressione della competitività commerciale o politica, quindi schiava del capitalismo immateriale dell’immagine). Consapevoli di camminare sul crinale dove si muove l’arte significativa e comunicativa, sul baratro dove casca la tentazione narcisistica del culto dell’Immagine, che sia prodotto di successo o mitologia eroica del genio artistico e del ribelle romantico.

 

La Buka cerca sempre di creare alleanze operative nel proprio settore per lo sviluppo autonomo di una propria libera attività della Festa, e alleanze nel settore più ampio della Cultura e della comunicazione per lo sviluppo di un Terzo Settore autonomo ed emergente.

 

Il quotidiano nell’istante in cui si rivela è il diverso –

l’uomo, nell’istante in cui ci appare nello stato festivo, è il diverso.

Il quotidiano nella fase di occultamento

e l’uomo nello stato non festivo sono il noto e l’uguale.

Furio Jesi ‘Conoscibilità della Festa’

Un progetto di:

Stefano Annibale
Matteo Saltalamacchia