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09 Novembre 2019

Aperiafter –
Alexis Le Tan
+
Fabrizio Mammarella

BUKA ℅ via Boffalora 15


BUKA
℅ via Boffalora 15, Milano
16:30 > 00:30


Sala 1
16:00 – FABRIZIO MAMMARELLA
21:00 ALEXIS LE TAN
00:30 – end

Sala 2
Record Shop +

Fb | Ra | Zero


Ingresso:

5€ fino alle 17:30
Dopo 10 ridotto/15 intero

Drink 2×1 17:30 > 18:30
Cucina Aperta tutta la sera


Ingresso con tessera Acsi 2018
(5€) valida in tutti i circoli

No Pos / No Credit Card


Anno: 2018

Situazione: Aperiafter?!

Penultimo Aperiafter nel circolo-birrificio di boffalora, che sembra purtroppo destinato a chiudere i battenti prima che comincino gli anni ’20.

Il suono sperimentale che si propone questa volta nel laboratorio della Buka e’ un ibrido futuribile di trance goana e slowtempo, assemblato dal dj e produttore francese Alexis Le Tan, che arriva a noi dalle vie infinite della Mlka Tuti records.

Accanto a lui, finalmente suonano in Buka i dischi di Fabrizio Mammarella, che non ha mai preso i controlli della nostra consolle, ma è già di casa da diversi anni, sia per le innumerevoli collaborazioni comuni, sia per lo stile, il gusto e la ricerca musicale.


Alexis Le Tan (FRA) dj set

Alexis è un mito per i cultori dell’ elettronica progressiva, ed è una delle persone che sta dietro al suo rinascimento attuale.

Nel presentare il suo programma radio “The other side“, dice di sè stesso:
Affermato creatore di tendenze (tastemaker) e di curiosità musicali, vi invita ad esplorare la sua mente contorta: un viaggio sull’altro versante (the other side, nda) della pista da ballo, o in qualsiasi altro posto…

 

In pista oggi propone una musica progressiva e lenta, trascinante e particolarissima, che è un ibrido futuribile di GoaTrance eSlowtempo. Tutto sommato un’attualizzazione della progressive Goana rallentata e adattata al panorama sperimentale dei club contemporanei, che in maniera forse ironica o provocatoria, lui definisce come Post-Goa.  Ma per capire meglio natura e provenienza di questa sua proposta eccentrica, conviene tralasciare le etichette dei generi e seguire la sua storia di dj:

Negli anni ’90, “Dopo essere inciampato in alcuni drappi fluorescenti e nella pazza musica psichedelica in mezzo ai campi attorno al 93’, la strada che portava a diventare un dj Goa-trance era inevitabile.” Si è fatto quindi le ossa suonando nelle allora incontaminate spiagge della Disco Valley, nell’India occidentale, prima di realizzare “che ci poteva essere un altra vita e si poteva salpare per un nuovo viaggio.” 

 

 

Negli anni ’00 è diventato il più famoso e maniacale digger di Parigi, come campione prolifico di re-edit, applicando gli strumenti da taglio a dischi a lungo dimenticati, incompresi o addirittura insuonabili, che Alexis recupera, seleziona, taglia e rimasterizza.

Gli edit per la Edits du golem e la Bahnsteig 23 dimostrano un orecchio attento per le stranezze Industrial, new beat e new wave, insieme a disco africana, minimalismo tedesco, synth-pop e tutte le sperimentazioni elettroniche degli anni ’70-’80 genericamente avvicinabili alle categorie “Cosmico Disco” e “Kosmiche Rock”. Il coronamento di questa fase avviene con le compilation esordite su Permanent Vacation, che sono raccolte di ‘rare grooves’ e brani delle Library di musiche per cinema e tv soprattutto francesi e italiane, intitolate “Spece Oddities”.

 

 

Negli anni ’10, insieme a Joakim e all’Ill-Studio, nasce un ulteriore progetto di recupero e re-edit di tracce originali Trance usate da Alexis ai tempi della Disco Valley e denominato “Full Circle”, ovvero “Il cerchio si chiude” unendo la passione giovanile di Alexis per la Goa con il suo nuovo spirito da digger.  Dicono i suoi compagni di avventure: “Alexis è stato nel suono Goano delle origini per un bel po’ di tempo, è venuto a una festa che abbiamo fatto tempo fa e ha suonato in quello stile e la gente ha apprezzato molto. Dopo avere fatto un mixtape dei suoni di quelle prime feste goane, ma suonate a 33 giri, il passo obbligato è stato fare qualche edit”. Quindi “Hanno preso i dischi, li hanno rallentati, e quella musica è iniziata a suonare come qualcosa che sentiresti felicemente in una pista da ballo strana e fuori luogo.”

 

Quest’anno, alle porte degli anni ’20, Alexis è uscito con una nuova compilation “Wonder ovze World” (Meraviglie dal Mondo nda.), che sono re-edit di brani anni ’80 che hanno anticipato la musica trance, “radiate dalle rive liquide di una Goa che c’era una volta, congiungendo i generi e i suoni, sfocando le linee ritmiche tra industrial, ethno, house, new-beat, dub e oltre“.

E’ risultato tipo un concept album di tracce proto-Goa, che sono le armi segrete di Alexis Le Tan, e hanno alzato un polverone di suono in tutto il mondo, testate da un cast esclusivo di dj, tra cui Vladimir Ivkovic, Joakim e Phung Dan tra gli altri.

La compilation non indica gli autori originali, così chi vuole usare queste chicche nei propri dj-set, deve comprare la raccolta di Alex, e non può risalire agli originali anni ’80 che Shazam non riconosce.

E anche qui il cerchio si chiude (Full Circle), perchè queste tracce proto-Goa anni ’80 re-editate da Alexis, nei suoi attuali dj-set si sposano e si confondono con i precedenti re-edit della Progressive e della Ethno Trance della Disco Valley rallentati.

 

 

Parlando del suo lavoro oggi dice: “Provando a rallentare le cose il più possibile, in questi giorni moderni in cui tutti viviamo nella corsia di sorpasso, […] sono momentaneamente tornato al suono della mia gioventù per darle una nuova carica. Nella vita, le cose tornano sempre al punto di partenza (Full Circle, in inglese. nda.), e qui poi trovare un buon esempio in proposito…
Proto-Goa e post-Goa si incontrano all’estremo dei ricorsi storici, certo. Collegamenti facili da fare a posteriori, venti anni dopo, e li hanno fatti molti dj in questo revival progressive, che è stata una delle tendenze degli anni ’10 che volgono al termine. Ma ci sono persone che incarnano più delle altre queste tendenze epocali, e Alexis Le Tan è uno che per la sua gioventù Goana e la sua seconda fase da Digger, ha incarnato e anticipato la rinascita dell’elettronica progressiva nel ritorno alle radici comuni proto-house e proto-trance.

 

 

In questo senso si capisce l’ironia con cui Alexis definisce i suoi dj-set post-trance, e si capisce perchè nella presentazione del suo programma si definisca “creatore di tendenze”.
“Capace di indurre stati collettivi di trascendenza del corpo, Alexis Le Tan incanala le qualità
meditative e lisergiche della Goa trance in questi mix.” E li regala al pubblico senza confini di genere che verrà negli anni ’20.

 

 

 


Fabrizio Mammarella (ITA) dj set
Slow Motion Records

 

Resident Advisor lo descrive così: “portabandiera del nuovo sound italiano proiettato nel prossimo millennio – conserva le migliore idee dell’ultimo, aggiungendo  nuovi colori e ombre a un quadro già definito […]”. Dall’estero appare così il filo comune che lega la prima elettronica italiana da ballo degli anni ’70-’80, da Moroder a Robotnik, attraverso i club della riviera romagnola anni ’90, fino alla nuova era presente di cui Fabrizio Mammarella è uno dei protagonisti.

 

 

Produttore-dj e capo dell’etichetta discografica Slowmotion Records, etichetta nata nel 2009, focalizzata su artisti italiani e sulla tradizionale affinità del nostro paese con l’elettronica più scapigliata, cresciuta rapidamente di notorietà internazionale, tanto che nel 2019 risulta una delle etichette italiane attualmente più affermate all’estero.

 

 

Gli stranieri chiamano la musica della Slowmotion semplicemente ‘Italian Nu-Disco’, ma per noi che siamo nella Buka e osserviamo il fenomeno dall’Italia e da un prospettiva molto vicino a quella di Fabrizio Mammarella, risuona più forte la radice comune nel termine Slowmotion, termine coniato da Marco Dionigi negli anni ’90, per indicare il ballo elettronico a battuta lenta che accomunava due tendenze storiche italiane, la musica Cosmic degli anni ’80 e le sperimentazioni dello stesso Dionigi, entrambe ripescate e tornate di moda nel panorama internazionale degli anni ’10.

E nei dj-set come nelle produzioni e nell’editoria di Mammarella si possono sentire le radici Italo tanto quanto quelle più sperimentali, proto-house, psichedelia, dub ed electro.

 

Con Fabrizio quindi siamo da sempre sulla stessa barca, a partire dal suono delle retrospettive cosmiche di Joseph Tagliabue delle prime Buke, passando per la riproposta storica dello slowmotion anni ’90, fino alle collaborazioni comuni con la scena lituana dell’Opium, o con la battuta lenta di Malka Tuti e Front the Cadeaux. Per rendere l’idea di quanto Fabrizio sia importante in questa nuova scena, basti pensare che il progetto italiano a battuta lenta Alien Alien, ricercatissimo all’estero, ha stampato il suo primo disco su Slowmotion, e dalla crew di Tropicantesimo in Buka è girata la voce, non importata se reale o mitologica, che Hugo Sanchez dica di avere imparato da lui “l’arte di rallentare”.

 

 

 

 

 

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